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Pubblicato da Repubblica.it


Speranze dai test sul vaccino
protegge dal virus sosia dell'Hiv

Nuove combinazioni si sono dimostrate efficaci contro l'infezione da Siv che colpisce le rhesus. E anche negli animali che si sono infettati, si è avuta una riduzione della presenza nel sangue di ALESSIA MANFREDI

La speranza di arrivare ad un vaccino preventivo contro l'Aids non è più così lontana. Dopo annunci forse troppo affrettati, false partenze e parziali progressi, arriva ora un nuovo passo in avanti: i risultati di uno studio sugli animali pubblicato su Nature mostrano che nuove combinazioni vaccinali possono offrire una protezione parziale contro l'infezione da Siv, un virus simile all'Hiv che colpisce le scimmie rhesus.

Lo studio, guidato da Dan Barouch della Harvard Medical School, ha testato mix differenti, ottenendo una protezione contro l'immunodeficienza delle scimmie efficace contro un ceppo diverso del virus rispetto a quello utilizzato per il vaccino, dato molto significativo. In particolare, i trattamenti con Ad26/Mva e Ad35/Ad26 hanno ridotto la possibilità che le scimmie esposte al virus si infettassero dell'80 per cento rispetto ad un placebo. E negli animali che si sono infettati, si è comunque avuta una riduzione della presenza del virus nel sangue.

Il prossimo passo, già in programma, è quello di sperimentarne una versione adattata per l'uomo. "Lo studio ci ha permesso di valutare l'effetto protettivo di diverse combinazioni di vaccino. E questi dati ci aiuteranno a portare i candidati più promettenti verso trial clinici", ha commentato Barouch. "Ma ci vorranno ancora diversi anni", avverte Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco dell'Istituto superiore di sanità e uno dei maggiori esperti di Aids. "In più, la sperimentazione sull'uomo è particolarmente delicata anche da un punto di vista etico", aggiunge.

Nonostante alcuni recenti progressi nello sviluppo di un vaccino contro l'infezione da Hiv, la comprensione delle risposte immunitarie necessarie per proteggere dal virus è ancora limitata. "Qui per la prima volta si riscontra una reale protezione", sottolinea Vella, "ed il lavoro dà indicazioni importanti sul perché altre sperimentazioni, invece, non hanno funzionato", dice ancora.

Il virus dell'Hiv è particolarmente astuto e sfuggente. "Il futuro è costruire il vaccino usando pezzetti della superficie virale che normalmente il virus tiene nascosti. Se si riesce ad usarli per un vaccino, allora l'organismo può produrre gli anticorpi neutralizzanti, che sono gli unici in grado di proteggere dall'infezione. E' come dire che il virus se ne va in giro con la targa coperta", spiega Vella. "Ma se si riesce a scoprirla, allora si può arrivare ad un vaccino preventivo".

Grazie a questi esperimenti è stato possibile identificare uno degli elementi chiave per un vaccino davvero efficace anche contro il virus dell'immunodeficienza umana: è la proteina Env (envelope) che compone l'involucro esterno del virus: le scimmie che risultavano protette dalla vaccinazione erano infatti quelle che nel sangue presentavano anticorpi specifici diretti contro questa proteina.

La strada da percorrere per sconfiggere la malattia del secolo, che in questi 30 anni ha infettato 60 milioni di persone in tutto il mondo, dev'essere però parallela, sottolinea Vella. Grazie ai farmaci, l'infezione si è cronicizzata. E trattare le persone con la terapia riduce anche la trasmissione, dice ancora l'esperto. "Si cura e si protegge, ma continuare a curarsi prendendo farmaci a vita non è cosa facile, a parte gli effetti collaterali". Per questo, il traguardo di un vaccino preventivo è così importante.  
(  (04 gennaio 2012)
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